giovedì 10 febbraio 2011

A.

è lei che ho sempre tenuto dentro. non so spiegarlo ma ora l'ho capito. ogni spinta, ogni desiderio, ogni stupido gesto di fuga era per lei. amare una donna che forse nemmeno immagina il tuo amore. amare poi cosa in lei? forse proprio quello che non è, dato che così poco sai di lei e tutto quello che senti poggia su una inconsistente sensazione catturata in una poesia. eppure sai che è lei, nel momento in cui la vedi passare dall'altra parte della strada, quando per caso scorgi una sua foto o ti sembra di sentire il suono della sua voce.

so però che quando mi parla io non ho più niente, mi spoglia e mi riveste d'oro. mi sento in pace e la pace è estinta. occhi, naso, bocca, dita, mani del mio cuore i suoi sono e non c'è altro.

ho gettato ogni cosa via ma non per lei, per l'inconscio desiderio di lei e di poter riempire il mio petto del suo profumo. ma quel profumo non lo conosco. l'ho sognato.

continuerò a sognarlo sinché un giorno quel sogno scolorirà ed io sarò troppo vecchio e stanco per respirare.

il mondo mi avrà sconfitto ed io immeritevole cadrò sotto il peso di tutti i miei errori.

delle mie menzogne; mi rimarrà però forse un dolce ed unico tassello che serberò come un cavaliere antico a costo dell'ultimo alito di vita.

Lei.

giovedì 3 febbraio 2011

Giuno

io che ti ho trovata
luce di musica
superficie
sciolta da leggi mirabili
che tempo
e pioggia
e non ancora
le alte vette
io avevo visto
Ma tu statua d'olimpo
scintillio di lame e sangue
monti e sicure valli
dove i miei riposi
sonni,
limbici
s'adagiano
all'appendice delle tue labbra

giovedì 25 novembre 2010

crop

si sono sciolte

le tanniche stelle

come tempo di laguna

che senza pena

lucida le ore


ed è sdrucito quel cuore

sale la tempra sin oltre le artefatte rive

e ogni suo limbico danzare

sembra non avere più litania


non ho più volti

ne sali

ne tempi sconfinati

solo vìola la salata

armonia

il canto degli empi

martedì 7 settembre 2010

Da una sola finestra

Era la zia Maria che aveva paura dei temporali. Lei, non vedente praticamente da sempre, si sentiva come sopraffatta da tutto quell'incomprensibile frastuono del cielo.
La casa del nonno Giovanni era per noi grandissima, a tratti immensa, e anche i meandri più oscuri sotto quei temporali estivi, non facevano paura. Era "porto franco", un'isola di salvezza per noi che ci sentivamo protetti da quei muri antichi, freddi ma sicuri.
L'unica finestra appena aperta, sul cortile, mi faceva intravedere il cielo verso est; un'oscurità mista a lampi di nuvole grigie. E poi il sorriso del nonno, con la sicurezza di chi la vita l'aveva vissuta attraverso i punti cardinali.
Era gioia e paura, fremito ed eccitazione, parole tenere; tempo passato per sempre e attraversato da nuovi ed inquietanti temporali che stentano a finire. Molto più scuri. Impenetrabili. Incomprensibili.
"Sta per uscire il sole, se siamo fortunati il temporale finirà con un bell'arcobaleno".
Vi ricordo tutti e tre in quella casa del "per sempre"; nei miei sogni, e tutti ancora a giocare d'estate, prima che un altro autunno arrivi. Prima che il freddo ci porti via.

martedì 31 agosto 2010

La trementina di San Martino

E' sufficiente tirare l'appendice del palo di metallo e la botola si apre come uno scrigno egiziano. Bruno sale le scale, mi fa strada e l'odore dei colori, della trementina, di soffitti densi, si insinua senza freno nelle narici.

L'amico, il fratello ritrovato: i sorrisi cantano questa ballata che è fresca come una rosa di maggio. Niente deve essere scritto e tutti noi, quelli di un tempo, siamo persi per strade che solo il mondo potrà raccontare. Seduti al tavolo nel centro. Nessuno. Solo negli occhi nostri è il testamento o il seme di quanto si sedimentava negli anni.

Il posto, quel posto è la mia casa.

La casa di Bruno è la mia casa - tutto dice ciò che vibra nella mia coscienza - mura inconsistenti esplose in un solo attimo.


Ma subito non c'è. La sorte gioca con la mia brama, ed è solo il prologo.

Giù alla Chiesetta di San Giovanni tutto si svela come se già si fosse aperto lo scrigno. Bruno, Paolo: lontano da casa sono ritornato a casa.


L'atelier contiene tutto, compreso ciò che ancora non so. Andarsene ora non è consentito e non sarebbe possibile. Rimaniamo tutti con promesse confortevoli, con abbracci silenziosi.




Arrivo nuovamente dopo molto come non fosse poi passato molto, solo qualche giorno: è l'aroma dell'atmosfera che me lo svela.

Ad Apecchio svuotiamo i sacchi e riempiamo le bisacce, davanti alla terra arata di fresco con la crescia in mano prepariamo un ordito che sa di cosmo e antimateria. Nasce lì il primo nuovo giorno. Inizia il tempo di ciò che si deve lasciar andare e del poco da tenere.

Mi sfiora Luca Carboni, ma l'antica casa ebrea ha evidentemente molto di più da raccontarmi. Non sento bene la sua voce al microfono. Troppo lontana.


C'è una balena bianca che mi guarda oltre l'arco della stanza e attorno ad essa vi sono spettri su barche instabili; la luna verso il mare sembra così grande da offrirci un'altra chance.

Lunica.

Noi uomini che camminando scorgiamo il vibrante sussurro del mondo.

Sulla strada per tornare ci attende il nostro destino.

giovedì 22 luglio 2010

Il tempio

Ci sono pieghe del tempo

che svelano le trame

ci sono pieghe tempestose

e pieghe che liberano tutto l'arco del volo

ci sono tempi sconvolti e tempi lucidi.

Tutto.

Quel tutto sperso e impercettibile

ci lascia

sempre

con la bocca ridentesocchiusa

e lo sguardo

traboccante

di sconosciuto

amore.

mercoledì 21 luglio 2010

der Bogen der Geige

Con ogni probabilità si era spostato fuori Vienna senza pensare che tutto quel ghiaccio, quel vento, poteva rivelarsi molto pericoloso. O forse lo aveva cercato tutto quel ghiaccio. Quando il bambino lo trovò pensò subito ad una statua moderna, ed in effetti la posizione era perfetta. Una coltre di neve sottile lo aveva ricoperto quasi uniformemente, e di quando in quando, mentre il sole lo colpiva, quella sagoma nel suo gesto aggraziato e immobile, sembrava illuminarsi dall'interno. Musica o forse solo incomparabile silenzio. Il silenzio dell'anima. Non si seppe bene come finì quella faccenda, ma pare, dai giornali dell'epoca, che sia stato tumulato così: perennemente legato alla sua musica silenziosa.