giovedì 22 luglio 2010

Il tempio

Ci sono pieghe del tempo

che svelano le trame

ci sono pieghe tempestose

e pieghe che liberano tutto l'arco del volo

ci sono tempi sconvolti e tempi lucidi.

Tutto.

Quel tutto sperso e impercettibile

ci lascia

sempre

con la bocca ridentesocchiusa

e lo sguardo

traboccante

di sconosciuto

amore.

mercoledì 21 luglio 2010

der Bogen der Geige

Con ogni probabilità si era spostato fuori Vienna senza pensare che tutto quel ghiaccio, quel vento, poteva rivelarsi molto pericoloso. O forse lo aveva cercato tutto quel ghiaccio. Quando il bambino lo trovò pensò subito ad una statua moderna, ed in effetti la posizione era perfetta. Una coltre di neve sottile lo aveva ricoperto quasi uniformemente, e di quando in quando, mentre il sole lo colpiva, quella sagoma nel suo gesto aggraziato e immobile, sembrava illuminarsi dall'interno. Musica o forse solo incomparabile silenzio. Il silenzio dell'anima. Non si seppe bene come finì quella faccenda, ma pare, dai giornali dell'epoca, che sia stato tumulato così: perennemente legato alla sua musica silenziosa.

mercoledì 23 giugno 2010

Senza morire mai

Motore. Ancora più su, attraverso quegli strati, spingere e sentire il gas che brucia, vivo possente. E ancora, a fianco, le lamiere vibranti, serrate, cucite nello scafo. Il canto di tutti quei cavalli brillare, e nello scudo giallo, il cavallo d'ombra che inerpica a colpire. Vento e vento, come musica per le corde della pinna, nel punto più alto del mezzo. Taglio sicuro. Fulmine.

In tutto il corpo, da dentro le vene, con un fluido di sabbia e cenere sino al cervello e da qui, come fiotti di gas puro. Il tempo, quasi sospeso, ingloba nelle tempie tutta la tensione del balzo. L' A-E-R-O-P-L-A-N-O, esso, da terra, sembra pesante e ingombro di ossute paratie grossolane. Miraggio degli ingegneri più arditi, che nello scoprire le sottili leggi, armano la fisica di un nuovo gettito creativo: la scoperta dello spazio. Il vuoto che canta.

Sopra Lugo, gli amati campi del tempo d'infanzia, correvano dolci e fluivano sotto le ali; non provavo dolore nella perdita, perché ora avevo il mio cavallo. Il cavallo dei venti, lo SPAD S.XIII. Un'elica imponente ancor prima che la massa del muso apparisse alla vista. Lì vi erano cuore e polmoni della bestia.
Scodava a tratti appena sollevata la pancia e compiva, a certe riprese esatte, borbottii del carburatore fino su ai 70 metri. Poi si apriva.

Il sole sotto le nuvole era irrinunciabile e pochi prima di noi avevano goduto il mondo da quelle prospettive. Spingersi con garbo, ma per necessità, nella guerra dei cieli e se serviva lasciarci anche la pelle.


.....


É da destra che arriva quel sibilo di proiettile. Sono troppo basso! Da destra lo sento; non lo vedo. Ma è li, e sono troppo basso! Stacco il pedale porto su il muso, e poi più a sinistra! Non c'è. Ancora più su, più su! Ma sono ancora basso, troppo basso.

lunedì 21 giugno 2010

"Si voltò come se avesse sentito tutta una nuova magia in quelle parole e il volto prese il colore di una nuova gioia. - Si! Giusto! Mi è esploso il mondo dentro! - lo tocco con la mano sul petto come per trasferirgli tutta la forza di quell'istante perfetto."
"...Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione."

Amleto, W. Shakespeare
"Io ogni tanto me lo immagino, sai, lì nel deserto ghiacciato della sua vecchiaia, d'improvviso ritrovare i passi lievi della bellezza, per riuscire a sfiorarla, stringerla con un unico preciso gesto. Un miracolo, tutti ci meriteremmo un miracolo così: ce lo dovrebbero concedere all'ultimo istante in cambio del morire... in onore di questo nostro paziente, splendido morire."

M. Killroy

mercoledì 13 gennaio 2010

Ballade

La pallida mattina di settembre
in Boulevard de Ménilmontant
come scendere
oltre le porte
di una resa finale

spente le brame,
acceso il sacro fuoco
senza passato,
senza futuro
uomo in mezzo agli alberi

la nuda terra
che tutto avvolge
nel suo cantico di tenebra
lascia nell'odore di foglie
la sua tenerezza

la Madre del buio
lacrime di gioia,
lacrime di pianto,
piangere per il vuoto:
vuoto di espiazione.

Tra odio e amore,
tra vita e morte,
tra cielo e terra
corre il nostro filo
il volto colto dell'ultimo sacrificio.